Figli d’arte crescono e si diffondono tra i dj
Il palco del Glastonbury è stato teatro di un momento che va oltre il semplice set musicale: Norman Cook, meglio noto come Fatboy Slim, e suo figlio Woody Cook hanno unito le forze in un back-to-back che ha infiammato la folla sotto il sole battente. Presentati come “Woody Cook & Friends”, i due hanno alternato groove house, ritmi big beat e sonorità elettroniche, dimostrando non solo una connessione familiare ma anche una sintonia artistica che ha conquistato il pubblico. Woody, 24 anni, ha più volte negato di essere un… “nepo baby”, un figlio di papà, un raccomandato, eppure la sua presenza accanto a un gigante della scena come Fatboy Slim solleva inevitabili domande sul ruolo delle discendenze nell’industria musicale. Il loro set rientrava in una serie di performance dedicate a coppie padre-figlio, inaugurata da Geronimo James, figlio del bassista dei Blur Alex James, che aveva aperto la giornata. Mentre Norman mixava con la sicurezza di chi ha dominato le piste da ballo per decenni, Woody si è lasciato trascinare dall’energia del palco, saltando e alzando le braccia con un entusiasmo che sembrava voler dimostrare qualcosa.
Non è un caso isolato. Poche settimane fa, Paloma Le Friant ha calcato la mainstage del Tomorrowland insieme al padre Bob Sinclar, in un set che ha confermato una tendenza sempre più evidente: i big della musica elettronica stanno portando i loro figli sotto i riflettori, trasformando i palchi in una sorta di eredità artistica. Se da un lato c’è chi critica questo fenomeno come una forma di nepotismo, dall’altro è innegabile che le nuove generazioni abbiano accesso a strumenti e conoscenze che altri artisti emergenti faticano a ottenere. Il dibattito è aperto: si tratta di un vantaggio immeritato o di un’evoluzione naturale in un’industria sempre più legata alle dinamiche familiari? Fatboy Slim e Woody Cook potrebbero essere il simbolo perfetto di questa transizione. Norman, con la sua carriera leggendaria, ha costruito un ponte verso il futuro, mentre Woody, con il suo stile ancora in formazione, rappresenta una nuova onda pronta a cavalcare l’eredità paterna. Ora, la scena elettronica, del resto, è sempre stata terreno di sperimentazione, sia musicale che sociale. Se negli anni ’90 erano i pionieri a dettare le regole, oggi sembra esserci spazio per una continuità generazionale che va oltre i semplici cognomi. Resta da vedere se il pubblico accetterà questi nuovi protagonisti per merito o per discendenza. Intanto, a Glastonbury, tra un drop e un salto sul palco, Woody Cook ha dimostrato che, al di là delle polemiche, la musica può ancora essere un linguaggio universale, capace di unire padri e figli, passato e futuro.